Tra Leonardo Da Vinci e il cibo c’è un collegamento. Quale? Scopriamolo insieme

 

Cosa c’entra il grande artista Leonardo Da Vinci con il Cibo? Per rispondere a questa domanda occorre parlare prima del periodo rinascimentale in cui Leonardo ha vissuto. Argomentare sul Rinascimento e le Classi sociali a tavola è di notevole importanza non solo storica ma culturale anche oggi.

L’alimentazione moderna oggi ci fornisce numerosissime indicazioni per migliorare il nostro stato di benessere e di lavorare nella prevenzione attraverso una corretta alimentazione.

Esistono molti modi di alimentarsi, dei veri stili di vita, come essere vegetariani,vegani..l’argomento è così vasto e complesso da spaziare in numerose direzioni che ci aiutano a comprendere “perché oggi ci alimentiamo in determinate direzioni piuttosto che altre”.

Durante il Rinascimento, Il cibo era il principale alimento di distinzione sociale: le classi superiori si nutrivano di alimenti raffinati e quelle inferiori di prodotti più grossolani.

Un alimento come il pane, distingueva i cittadini che lo consumavano. Il pane di farina bianca era ritenuto quello dei ricchi, mentre quello di farina di frumento, fatto ci cereali misti, era consumato dagli abitanti delle campagne, dunque più poveri.

Le differenze sociali rinascimentali hanno origine dalla “grande catena dell’essere”, nata durante

il Medioevo, dove ogni animale e vegetale veniva considerato più o meno nobile in base ad una

scala di valori valida in quel tempo.

La catena suddivideva la natura in quattro elementi: terra, acqua, aria, fuoco.

Si consideravano poco nobili per esempio, piante con i bulbi sotto terra come cipolla, aglio e scalogno. Appena sopra questa scala troviamo i vegetali di cui si consumano le foglie verdi come gli spinaci, i cavoli.

La frutta era considerata ai vertici della scala tanto da essere servita prima dei pasti.

La grande catena dell’essere era stata applicata a tutte le classi sociali umane.

Nel regno animale erano considerati nobili tutti i volatili, successivamente il manzo e il vitello,

poi la pecora, sotto ancora il maiale.

La grande catena dell’essere ebbe la funzione di classificare il mondo naturale e di attribuire ad

ogni alimento un valore sociale considerando il lato estetico della vita.

Questo è sicuramente un aspetto che potremmo definire “superficiale” del periodo rinascimentale.

Quando pensiamo a Leonardo Da Vinci ci vengono in mente subito alcune sue opere famose, le sue straordinarie macchine; pochi sanno che questo straordinario Maestro era un grande appassionato di alimentazione e benessere a tavola! Non dobbiamo stupirci se la genialità dell’invenzione e la maestria nelle arti pittoriche incontra un sano interesse su come “funzioniamo e come ci alimentiamo” in tempi più antichi.

Esiste un’opera chiamata Codex Romanoff, attribuita e scritta da Leonardo da Vinci.

Che cos’è il Codex Romanoff?

Sebbene risulti attualmente impossibile dimostrare che tale manoscritto fosse di manifattura Da Vinci, ci sono numerosissimi presupposti per attribuirne l’autenticità.

Il professor Marino Albinesi, nella sua prefazione dell’opera “Note di cucina di Leonardo Da Vinci” scritto da Shelagh Routh e da Jonathan Routh, ha saputo raccontare molto bene quella parte di vita di Leonardo Da Vinci di cui nessuno ha mai parlato.

La storia di Leonardo Da Vinci è ricca di episodi, come quello della durata trentennale alla Corte degli Sforza, in cui veniamo a conoscenza di quanto fosse competente di banchetti e di feste di ogni genere. Purtroppo solamente un terzo di ciò che Leonardo scrisse e disegnò è arrivato a noi.

Ricordiamo anche che gli scritti pervenuti e certi di Leonardo, sono spesso frammentari ed incompleti; infatti sulla stessa pagina di un suo taccuino possono ritrovarsi quattro pensieri, appunti, per esempio, totalmente scollegati tra di loro.

Ciò è dovuto anche alla manomissione dei suoi scritti che hanno subito lo smembramento, dopo la sua morte, da chi li ha recuperati impadronendosene.

Tutta la vita dell’artista geniale è ricca di aneddoti culinari, dalla prima infanzia alla maturità.

Nato il 15 aprile del 1452 a Vinci, vicino Firenze, dalla relazione tra il notaio fiorentino Ser Pietro e una donna di Vinci, Caterina. I due genitori si separano molto presto non essendosi mai sposati, il padre sposa una ragazza fiorentina di sedici anni, mentre la madre un noto pasticciere di Vinci oramai in pensione, Accattabriga di Piero del Vacca.

Leonardo Da Vinci cresce frequentando entrambe le famiglie, ma rimane particolarmente legato al “patrigno” ed è proprio da lui che impara a fare i primi dolci, scolpendo il marzapane.

Compiuti i dieci anni, costretto dal vero padre ad andare a Firenze insieme ai suoi fratellastri, per apprendere i rudimenti di una educazione formale, impara a scrivere in “volgare”.

Ma già all’età di dieci anni, il suo amore per il cibo era visibile sul suo aspetto: era diventato un ragazzone “tracagnotto”. Nel 1469 il padre Ser Pietro lo manda dal Verrocchio, un noto scultore, pittore, ingegnere, orafo, matematico, presso cui anche Sandro Botticelli sta apprendendo le sue arti.

Leonardo impara molto dal Verrocchio, ma passa il suo tempo a mangiare dolci che gli fanno accumulare ulteriormente peso corporeo.

Il padre Ser Pietro, preoccupato, gli procura un lavoro che non può rifiutare e che lo costringe a perdere peso: dipingere un angelo nel pannello di destra del Battesimo di Cristo commissionato dal Verrocchio per la Chiesa di San Salvi. Da questa esperienza, Leonardo perde peso e recupera la sua agilità anche sulle impalcature pittoriche. Dopo tre anni di insegnamenti nella bottega del Verrocchio, è tempo di camminare con le proprie gambe, anche perché i vari lavori artistici non bastavano più a mantenerlo economicamente. Così sempre rifacendosi alla sua passione per la cucina, mai abbandonata, nella primavera del 1473, dopo un misterioso avvelenamento del cuoco della Bottega delle Tre RaneLeonardo viene promosso in cucina come cuoco.

Leonardo abbandona così temporaneamente, il lavoro pittorico sul Battesimo del Cristo, commissionato dal Verrocchio, per dedicarsi completamente alla cucina.

Leonardo era un uomo attento non solo all’estetica dei piatti, ma anche alle porzioni, decide di apportare dei cambiamenti importanti nella sua bottega culinaria, migliorando la qualità del cibo, la sua estetica e la sua quantità. I clienti abituali della bottega, non gradiscono l’estetica e le porzioni imposte da Leonardo tanto che dovette abbandonare il lavoro di cuoco e ritornare alla bottega del Verocchio a dipingere. Questa esperienza culinaria non è stata vana perché Leonardo, tornato a dipingere, comincia a sperimentare la costruzione di macchine impastatrici, al posto di pensare di costruire macchine da guerra…..Nel 1478 la Bottega delle Tre Rane prende fuoco dopo una lite tra bande fiorentine rivali. Leonardo rifiuta e abbandona una commissione artistica importante nella Cappella di San Bernardo a Palazzo Vecchio cominciando ad avviare insieme ad un suo amico, Sandro Botticelli, una locanda improvvisata in sostituzione di quella che è appena bruciata.

Il nuovo locale, sempre con il medesimo nome, non ottiene successo e nessuna taverna lo assume come cuoco né gli offre un lavoro qualsiasi nelle cucine a causa delle sue eccentriche ricette .

Qui sembra voler abbandonare completamente la strada dell’arte in cui era un vero talento.

Così per un periodo abbastanza lungo, si dedica all’invenzione di nuovi nodi di mare e alla costruzione di nuove macchine. Rimasto senza lavoro, spedisce a Lorenzo De Medici, il principe di Firenze, che ha appena iniziato una guerra contro il Papa, alcuni disegni di mazze meccaniche con una scala retrattile, come augurio per la guerra.

Ma accompagna il suo regalo con biscotti di marzapane in modellini da guerra. Dunque Lorenzo De Medici non comprende il regalo di Leonardo, non lo ringrazia nemmeno. Trovandosi in reale difficoltà, decide di abbandonare Firenze. Ma quando Lorenzo viene a sapere che Leonardo è intenzionato ad andarsene gli fa recapitare una lettera di ringraziamento con delle note di referenze per Ludovico Sforza il Moro, duca di Milano.

Quando Leonardo legge tutta la lettera, non trova nessuna referenza come cuoco, né come pittore, solamente come abile suonatore di liuto. Così nel 1482 Leonardo parte per Milano per recarsi dagli Sforza. Leonardo parla a Ludovico Sforza delle sue capacità culinarie, finalmente gli viene data opportunità di gestire tutti i banchetti e le feste della famiglia. Organizzò il banchetto delle nozze di Ludovico e Beatrice D’Este.

L’intera festa si doveva svolgere dentro una grande torta: creare una copia del palazzo degli Sforza grande duecento piedi, realizzata con torte di polenta, rivestite di marzapane, accatastate l’una sopra l’altra.

Gli ospiti avrebbero varcato porte dolci, si sarebbero seduti su sgabelli dolci, sui tavoli dolci e avrebbero mangiato dei dolci.

Considerando che anche a quei tempi, la città di Milano risultava ricca di piccioni, volatili e ratti,

gli uomini di Ludovico passarono tutta la giornata e la notte precedente alle nozze a fare tiro al bersaglio!

Il risultato fu una carneficina di piccioni, volatili e ratti e torte crollate, uno scenario penoso.

Ovviamente il matrimonio dovette svolgersi altrove.

Ma Ludovico stimando la genialità di Leonardo, riconoscendogli un grande talento artistico,

gli raccomanda di recarsi al priorato di Santa Maria Delle Grazie perché stanno cercando un pittore che dipinga il fondo del refettorio.

Sarà su quel muro che in tre anni di duro lavoro realizzerà “L’Ultima Cena”.

E’ incredibile che il soggetto commissionato dal priore coincida con il suo interesse prediletto: il cibo. Numerose volte mise in serio pericolo il suo potenziale artistico come pittore seguendo la sua grande passione verso il cibo. Nel 1471 fu proprio Leonardo Da Vinci ad inventare il “tovagliolo”, stanco di vedere gli ospiti nei banchetti degli Sforza, pulirsi le mani sporche sui propri vestiti!

Tutti questi aspetti di Leonardo Da Vinci, mettono in evidenza quanto esista per davvero un “progetto di vita”da realizzare per ognuno di noi.

Come hanno citato studiosi come il dottor Edward Bach e successivamente il terapeuta Jung, venuti dopo di lui, emerge che veniamo al mondo già con un potenziale da sviluppare che implica un progetto da realizzare.

Immaginare Leonardo geniale anche in cucina non ci risulta difficile.

Difficile risulta credere che la sua vera passione e priorità fosse tutto ciò che riguarda il cibo.

Eppure è vero anche questo dai documenti che ci sono pervenuti.

Pochi sanno che Leonardo Da Vinci ebbe per tutta la vita una passione per l’arte di cucinare.

vegetariano, innovatore, fu per oltre trent’anni Gran Maestro di di feste e banchetti alla corte degli Sforza a Milano. I suoi appunti racchiusi nell’opera Codex Romanoff, sono suggerimenti culinari davvero appartenenti a lui, con tanto di disegni di strane macchine…nel suo stile pittorico ovviamente.

Concludo qui con due citazioni di Leonardo Da Vinci tratta dall’opera tanto discussa:

“Io non ho rivali nel costruire ponti, fortificazioni e catapulte e anche altri segreti

arnesi che non ardisco descrivere su queste pagine.

La mia pittura e la mia scultura reggono il confronto con quelle di qualunque altro artista.

Eccello nel formulare indovinelli e nell’inventare nodi.

E FACCIO TORTE CHE NON HANNO EGUALI! “

“Se una mucca non mangia niente altro che erba

e se una pecora non mangia niente altro che erba

ed entrambe sopravvivono e se io mangio la mucca e

la pecora senza alcun effetto nocivo,

perché non potremmo noi tutti mangiare soltanto erba? “.